Il Carnevale di Bosa

Il Carnevale di Bosa, noto come Carrasegare Osincu, ha una tradizione profonda e ancestrale che, come tutti i carnevali che si svolgono in Sardegna, attingono alla profonda tradizione e storia sarda. Il Carnevale Bosano è  molto popolare e sentito da tutti gli abitanti locali, ha  una lunga durata e prevede anche l’interruzione delle attività scolastiche per qualche giorno. E’ atteso come un momento fondamentale dalla  cittadinanza, gli stessi bambini nelle scuole insieme alle maestre scelgono un tema all’inizio dell’anno scolastico e realizzano, carri maschere e sfilate nella città, ogni classe un tema diverso, creando un clima di colori e fantasia senza limite nella città.

L’avvio è dato dalla festa denominata Giogia l’Aldaggiolu (lardazholu) dove  numerosi gruppi in maschera suonano strumenti creati per l’occasione e cantano per le vie del paese chiedendo una ricompensa e visitando amici e parenti  cantando “Muttettus  a  trallallera”,  ricevendo in  cambio “Sa palte ‘e cantare”, alimenti  di ogni genere.

La maschera di “Gioggia laldagiolu” è caratterizzata da  una giacchetta rigirata, un po’ di fuliggine di sughero sul volto ed una canna o un bastone trasformati in spiedo, in cui infilzare carne, frutta o generi alimentari, rappresentativa per il Carnevale, prosegue con il giovedì grasso dove la spontaneità delle maschere la si può osservare ovunque, quando spesso si prevede la sfilata dei carri delle scuole,  quindi il sabato  detto “il sabato delle cantine” dove i proprietari delle cantine offrono un calice di vino e piatti tradizionali ai festanti. Concerti serali e balli giornalieri si fino a giungere al martedì Grasso quando si celebra la fine del carnevale attraverso un  lamento funebre de S’Attittidu. Chi vuol mascherarsi si vestirà totalmente di nero: una gonna lunga, corsetto e uno scialle nero. La particolarità è che ogni maschera ha con sé un bambolotto, un pupazzo fatto di stracci chiamato Gioldzi.

Fonte della foto https://www.vistanet.it/cagliari/2018/01/21/carnevale-sardegna-festeggiamo-bosa-libera-goliardia-ironia-sessuale/

Mentre camminano per le strade i S’Attittadoras chiedono ai passanti, soprattutto alle donne, Unu tichirigheddu de latte, una goccia di latte per il neonato morente, vari significati sessuali si celano dietro questa rittualità.  Allo stesso tempo, le strade si riempiono di gente che balla le danze tradizionali, come su ballu de sas kadreas (ballo delle sedie), su ballu ‘e s’iskoba (ballo della scopa) o su ballu tundu, mangia e beve il vino locale Malvasia. Con l’arrivo della sera, i colori delle strade cambiano: le figure nere diventano bianche, simboli delle anime del carnevale. I partecipanti indossano lenzuola bianche e camminano per le strade con lanterne in mano alla ricerca di Gioldzi. Una volta trovato il pupazzo (GIOLDZI), lo bruciano in uno dei falò che quella sera illuminano le strade della città. Il carnevale rivela vari significati reconditi di natura sessuale, a titolo di esempio quando, al calare della notte, le anime bianche si inseguono, vestite di bianco, e una maschera ne cattura un’altra, ne illumina i genitali alla ricerca di Gioldzi.

In in molti testi e studi che abbiamo letto, il Carnevale di Bosa assurge ad un rito collettivo che fa del disordine il canovaccio per un’allegoria sessuale esplicita, durante la quale ci si prende gioco della vita quotidiana, vi sono espliciti riferimenti a ritualità pagane che rievocano  anche i baccanali e il bisogno di libertà dopo la carestia invernale.

Se avete voglia di rimanere stupiti e coinvolti, non potete perdere il Carnevale di Bosa, gioia, convivialità, divertimento.

Fonti

  1. https://www.sardegnaturismo.it/it/eventi/carrasegare-osincu-0
  2. https://flaniereninsardegna.com/carnevale-di-bosa/
  3. http://www.sardegnacultura.it/j/v/287?v=2&c=28387&s=27840
  4. Ruiu F. S., Concu G., Maschere e carnevale in Sardegna, editore: IMAGO